Da idea flop a serata top! ðŸ”ðŸ˜

Cari lettori, buonasera! ✨

Perdonatemi per la mia sparizione, ma il primo test dell’università mi ha completamente assorbito. 🙄 Oggi torno a parlarvi della mia vita qui a Pavia e, in particolare, della Festa delle matricole che si è tenuta lo scorso 7 novembre.

Il tutto ha avuto inizio quasi un mesetto fa, quando le “Anziane” del mio collegio hanno affisso alla bacheca degli avvisi alcuni cartoncini tutti colorati e molto appariscenti, in cui spiegavano cosa avremmo dovuto fare e in cui erano elencati i nomi di noi matricole divise in gruppetti. Avremmo dovuto reinterpretare in chiave personale e umoristica il famoso Carosello e il tutto si sarebbe concluso con la canzone “Credo” di Giorgia. Nello specifico, a ogni gruppo era stata affidata una pubblicità di prodotti tipicamente pavesi: Vino Oltrepò Pavese (il mio), Riso Scotti, Galbani, Liquore dei monaci, Torta Vigoni e Pelliccia Annabella. L’obbligo a partecipare a tutto questo è stato appreso da noi matricole in malo modo, poiché qualcuna non se la sentiva di salir su un palcoscenico, qualcun’altra non voleva <<sprecare>> il proprio tempo a disposizione per lo studio in questo modo e infine qualcuna perché si sentiva ridicolizzata da questa proposta e quindi voleva chiamarsi fuori. Alla fine dopo circa 3/4 incontri siamo riuscite a trovare qualcosa da portare in scena, nonostante la mancanza di un tema, che ci ispirasse veramente a proporre qualcosa di creativo, e nonostante la mancanza della voglia di partecipare da parte di alcune persone (per esempio il mio gruppo era dimezzato e solo verso la fine siamo riuscite a convincere anche qualcun altro ad aggiungersi 😅).

A differenza delle premesse, lo spettacolo è venuto veramente carino e in un modo o nell’altro tutte le matricole sono state coinvolte (alcune erano le addette alla parte tecnica di audio e luci). In più, la Festa delle matricole non prevedeva unicamente il nostro breve spettacolo, ma, abbiamo scoperto la sera stessa, subito dopo il nostro canto, anche le “Anziane” hanno cantato, intonando l’inno del Collegio. Le parole del testo erano veramente stupende (mi piacerebbe avere il testo completo per rileggerlo ogni volta che ne sentirò la necessità) e in più erano accompagnate da una ragazza che suonava la chitarra… molto emozionante e carino come benvenuto! 😍

La serata però non si è conclusa così. Ogni matricola è stata chiamata sul palco singolarmente per una sorta di rito propiziatorio: una volta chiamata, ricevevi un attestato di merito/benvenuto e subito dopo le due più grandi del Collegio scrivevano con un pennarello sulle guance “M” e “A”, le iniziali le Collegio. 

Dulcis in fundo, finito il “rito”, è stato estratto un “angelo custode” (cioè una suora della Comunità religiosa presente nella struttura) per ciascuna matricola, il quale si impegnerà a pregare affinché la nostra carriera universitaria e vita possano andare al meglio.

Credo vi stiate domandando perché vi abbia raccontato tutto ciò… beh perché, nonostante non avessi voglia e me la immaginassi una serata noiosissima, mi sono dovuta ricredere! È stata una delle serate più belle da quando sono qui, mi sono sentita accolta dal gruppo, mi pare che questa Festa abbia avuto solo che risvolti positivi nelle relazioni tra noi, insomma… mi sono sentita parte integrante e integrata del gruppo, una sensazione fantastica! 😍

Spero di non avervi annoiati con la mia narrazione, ma di avervi tenuto un po’ di compagnia in questa serata autunnale. 😉

Baci,

Giugiu 🐼

Annunci

Ritorno alle origini

Ciao a tutti,

Sabato 28 ottobre noi e la nostra amica Marzia siamo tornate dopo quasi 4 mesi nella nostra vecchia scuola. Come potrete immaginare questo evento ha suscitato in noi tante emozioni, perciò abbiamo deciso di riportarvi i nostri punti di vista riguardo a questo piccolo tuffo nel passato.

”Situazione sentimentale: UN MISCUGLIO INDEFINITO DI EMOZIONI TRA LORO ANCHE OPPOSTE, ma soprattutto MALINCONIA e TRISTEZZA 😭

Non mi è piaciuto (e non mi piace) sentirmi un’estranea nei luoghi in cui ho passato gli anni più belli. Come vi avevo già accennato, le medie per me sono state un inferno, non tanto dal punto di vista scolastico, ma per l’ambiente (passatemi il termine) malsano e per il gruppo classe che non faceva nulla per farmi sentire meno emarginata. Tuttavia, una volta giunta alle superiori, mi è parso di rinascere e tutte le insicurezze e i dubbi che albergavano in me, riguardanti me stessa e chi mi circondava, sono state spazzate via da un gruppo classe che, nonostante inizialmente non fosse molto coeso, negli anni si è unito sempre più, rendendo, ripeto, questo periodo come uno dei più felici per me. Quindi, detto questo, penso possa apparirvi chiaro il motivo per cui io fossi malinconica, il perchè non volevo assolutamente che la quinta terminasse e la ragione per la quale alla domanda del profe di Scienze Umane “Un lato negativo della nuova esperienza” avrei voluto rispondere la mancanza verso la mia vecchia classe.

A questa si è mescolata un’altra fortissima emozione: prima di entrare effettivamente dalla porta della scuola ero completamente tranquilla, ma questa tranquillità è stata fagocitata in un unico istante dall’ansia. Ma non era un’ansia qualsiasi, no, proprio quella che avevo provato l’ultima volta che avevo varcato quell’uscio per andare a vedere i risultati finali dell’esame di maturità. Era come se il mio corpo si fosse fermato lì, a quell’istante e avesse memorizzato per sempre quella giornata come epilogo a quei fantastici 5 anni.

Finito il giro, ho provato un’ultima emozione: ero molto felice. Perchè? Beh, perchè avevo avuto modo di rivederli tutti, ma soprattutto per il calore con cui ci avevano accolto e per il fatto che pareva non fosse cambiato nulla dall’ultima lezione insieme, fatta eccezione per qualche spiegazione e verifica in meno. 😂

In sostanza, questo incontro è stato uno splendido tuffo nel passato e non vedo l’ora ci sia il prossimo, che a quanto sembra non sembra manco essere così lontano! 😍”

Giugiu 🐼

 

”Il primo ricordo è affiorato quando ho visto il murales fuori dalla scuola, davanti al quale dopo il mio orale ho fatto una foto in cui esprimevo tutta la gioia che avevo in corpo.

Subito dopo sono entrata dal cancello e mi sono seduta sulla panchina mentre aspettavo Giulia e Marzia. In quei pochi minuti mille scene mi sono passate davanti agli occhi, in particolare tutti gli intervalli passati nel giardino nei mesi più caldi.

Sia lì fuori che dentro la scuola da un lato mi sentivo in un posto familiare, dato tutti i momenti passati lì in cinque anni, ma dall’altro mi sentivo un’estranea, come se a quella scuola non appartenessi più da un sacco di tempo.

Vedere tutti i profe è stata un po’ un’impresa visto che da quest’anno gli esterni non potrebbero più salire ai piani superiori, ma alla fine grazie a qualche furbata siamo riusciti a vedere tutti, ad eccezione per la profe di italiano e il profe di religione.

Ciò che più mi ha fatto  piacere è stato vedere nel volto di tutti la felicità per essere andate a trovarli , ad eccezione per il profe di arte, ma non è importante dato che a momenti non ci riconosceva (potete intuire che profe sia stato). Inoltre in molti hanno aggiunto ti fargli avere ancora nostre notizie e di organizzare una cena di classe.

La prima profe che abbiamo incontrato è stata quella di matematica, dalla quale mi ha fatto molto piacere sentirmi dire che alla maturità avrei dovuto prendere qualche punto in più, anche se subito dopo, essendo in tema di maturità, ho fatto una bellissima figura confondendomi su un concetto matematico che mi avevano chiesto all’esame orale,ma dettagli😂

Successivamente abbiamo incontrato il profe di arte, ma vi risparmio l’incontro dato che è durato meno di un minuto, poi abbiamo visto la profe di scienze, la quale è stata come sempre tenerosa e subito dopo è arrivata la mitica profe di educazione fisica che con le sue solite vicende da smemorata ci ha fatto fare una risata.

L’incontro che più mi è piaciuto è stato quello con il profe di scienze umane, il quale dopo averci abbracciato ci ha subito invitate ad andare nella sua classe fregandosene delle regole della sicurezza😂. Davanti alla sua classe, una quarta scienze umane (l’indirizzo che ho fatto io) ci ha fatto raccontare l’inizio della nostra esperienza universitaria ed è stata in quella mezz’ora che ho realizzato diverse cose: è stata un delle poche volte in cui non mi sono fatta nessun problema a parlare davanti a un gruppo, anzi avevo proprio voglia di raccontare quello che avevo vissuto. Ho poi finalmente provato la sensazione che si prova nel raccontare la propria esperienza postsuperiori. Ogni volta che exalunni entravano in classe mi domandavo come fosse stare al loro posto e come loro ci vedevano. Beh.. non so come si sentissero loro, ma io mi sono sentita grande. Allo stesso tempo però immaginavo come si sentissero gli alunni di quella classe, alcuni magari ancora indifferenti perché il postsuperiori lo sentono ancora lontano (anche se nemmeno immaginano quanto passerà velocemente il tempo), altri invece magari sono già preoccupati per il loro futuro. In qualsiasi caso pur non conoscendoli è stato come se capissi quello che provavano perché beh… ci sono passata pure io.

Infine ho notato altre due cose, la prima è che il mio profe rispecchia in diversi aspetti l’immagine di insegnante che abbiamo un po’ delineato all’università (già l’avevo intuito avendolo come profe, ma studiando ancora di più pedagogia e vedendolo agire in un’altra classe l’ho notato meglio), mentre la seconda riflessione che ho fatto riguarda il gruppo classe che avevo di fronte. Il clima che si respirava era sereno e allegro e mi ha dato l’impressione di essere un bel gruppo, un gruppo con il quale non dispiace stare e subito dopo ho fatto un confronto su come mi sentivo io in classe, arrivando alla conclusione che forse non ero solo io quella sbagliata, poiché  il clima che c’era non era sempre dei migliori, o semplicemente non era adatto a me. Poi ovviamente non conosco quella classe,avrannno anche loro litigi e antipatie interne, ma così a primo impatto mi sembrava un clima totalmente diverso.

Infine abbiamo incontrato gli ultimi due profe rimanenti: quello di filosofia e quello di storia.

Il primo non appena mi ha vista mi ha chiesto se avessi superato il voto di maturità un po’ insoddisfacente (Libertààà) e ciò mi ha fatto veramente piacere perché credevo non si ricordasse nemmeno. Ho risposto che già il giorno stesso in cui avevano pubblicato i risultati avevo superato tutto, sottolineando poi il risultato ottenuto al test di ingresso all’università. A seguito di questa risposta è intervenuto il mio adorato profe di storia dicendo che alla fine è stato meglio così perché il voto di maturità non mi sarebbe servito molto,al contrario entrare in università era necessario.

Abbiamo poi concluso questa mattinata con un ultimo ricordo ovvero ripercorrendo, in mezzo agli studenti che uscivano da scuola, la strada che fino a pochi mesi pima io e Giuli  facevamo a braccetto per andare a prendere il pullman. Questa volta il braccetto è mancato, ma non c’è problema visto che la scena si può ripetere anche in altri contesti😉’’

Mars✨

#Consigliando: Baby driver, Inferno, Nerve

Buonasera a tutti, 😘

oggi ho deciso, dopo diverso tempo che non lo faccio, di aggiornare un po’ la lista dei miei consigli in fatto di film. Andrò a parlare principalmente di film adrenalinici, anche perchè sono i miei preferiti e nell’ultimo periodo ne ho visti abbastanza. Ma ora partiamo! 😉

  1. Titolo: Baby driver        Baby driver

Anno: 2017

Genere: azione, commedia

Regia: Edgar Wright

Il protagonista si chiama Baby ed è un giovane ragazzo con abilità straordinarie nella guida di ogni tipo di veicolo. A causa di un debito verso Doc, è costretto a lavorare per lui nel mondo del crimine, a fianco delle sue squadre, finchè il debito non sarà saldato. Nel corso del film avranno molta importanza una ragazza, Deborah, e il vecchietto sordo-muto che l’ha cresciuto, in quanto la loro presenza porterà ad un vero e proprio capovolgimento della situazione.

È un film molto bello sia dal punto di vista della trama e della caratterizzazione dei personaggi, sia dal punto di vista delle scene piene di adrenalina. Proprio per questo motivo ve lo consiglio caldamente se siete amanti del genere. Purtroppo, il giorno in cui sono andata al cinema non stavo benissimo, quindi non sono riuscita a godermeo al 100%, però è riuscito comunque a catturarmi e a tenermi incollata alla sedia. Come scarica adrenalinica mi ha ricordato moltissimo quella che mi infonde Fast & Furious ogni volta che lo vedo, anche se è la millesima. Mi ha ricordato la saga anche per la presenza di diverse scene di inseguimenti e per le scene in cui le capacità di Baby sono il focus di tutta l’azione.

(Trailer Baby driver)

  1. Titolo: InfernoInferno

Anno: 2016

Genere: azione, thriller, giallo

Regia: Ron Howard

Beh… chi di voi conosce già il romanzo best-seller Inferno di Dan Brown sa di cosa andrò a parlare.

Il film si apre con un prologo abbastanza concitato, per la presenza di un inseguimento. Successivamente il film prende effettivamente inizio e le scene si spostano sul protagonista Robert Langdon (interpretato da Tom Hanks), professore e simbolista ad Harvard. Robert si risveglia in un ospedale di Firenze, affetto da una profonda amnesia, dopo che alcuni uomini misteriori hanno tentato di ucciderlo e pare che il loro intento sia quello di portare a termine ciò che non è stato completato. Mentre cerca di recuperare la memoria, fa affidamento sulla dottoressa Sienna Brooks, la quale l’ha aiutato a fuggire dall’ospedale di Firenze quando gli uomini misteriosi erano giunti per terminare il lavoro. Con Sienna inizia a decifrare i misteri legati all’opera di Dante, a causa delle continue scene che vivono nella mente al professore e di un’immagine dell’Inferno dantesco che lui si ritrova misteriosamente in una tasca della giacca. Da qui prendono il via tutte le roccambolesche avventure del protagonista, sempre in compagnia di Sienna, le quali sono tutte unite da un unico filo conduttore: la simbologia nascosta nell’opera di Dante e le idee di Bertrand Zobrist, miliardario transumanista e fanatico di Dante.

Il mistero del simbolismo, l’adrenalina delle avventure e i continui risvolti innaspettati sono quelli che mi hanno catturato maggiormente. L’ho visto tutto d’un fiato senza manco accorgermi del tempo che passava. Mi è piaciuto veramente moltissimo. Quindi, se piacciono anche a voi i film pieni di mistero e azione, dovete assolutamente vederlo!

(Trailer Inferno)

  1. Titolo: Nerve nerve

Anno: 2016

Genere: thriller

Regia: Henry Joost e Ariel Schulman

Tutto il film verte su un gioco di nome Nerve, un gioco di realtà virtuale dove le persone possono iscriversi online come giocatori o pagare per diventare gli spettatori. Gli spettatori sono coloro che decidono anche le sfide per i singoli giocatori e tutto ciò avviene in cambio di soldi e di popolarità.

Vee, la protagonista, dopo esser stata beffeggiata dalla migliore amica, Sydney, e dai suoi  amici, perchè considerata poco coraggiosa e avventurosa, decide di iscriversi come giocatrice per dimostrare il contrario. Questo è il punto d’inizio di tutto quello che accadrà dopo. Infatti, attraverso il gioco, conoscerà Ian, con il quale farà coppia fissa e ben presto diverranno i più popolari di Nerve, tanto da poter partecipare alla finale. Tuttavia, man mano che il gioco proseguirà, Vee verrà in contatto anche con tutti i risvolti negativi del gioco, ma ha un unico problema: la prima regola di Nerve è non parlare di Nerve.

Anche questo film è stato un magnete… mi ha risucchiato completamente e quando l’ho finito ero abbastanza sotto shock, sia per come mi aveva coinvolto, sia per il tema che va a toccare. Penso sia un ottimo film da mostrare a tutti gli adolescenti, per il forte, fortissimo messaggio che porta, il quale non è per niente celato o difficile da comprendere, ma viene proprio “sbattuto in faccia” allo spettatore. È semplicemente un obbligo vederlo, anche a fronte del mondo in cui viviamo, in cui ormai il centro della public life si svolge online.

(Trailer Nerve)

Per oggi direi che posso concludere qui. Se può farvi piacere, prometto che aggiornerò la lista dei consigli più spesso!

Buonaserata, ✨

Giugiu 🐼

Un incontro inaspettato

Oggi voglio raccontarvi di Remo, un uomo settantanovenne che ho incontrato durante quella che doveva essere una camminata nel bosco con i miei genitori.

Questo pomeriggio nel mio paese c’è stata una fiera, alla quale sarei dovuta andare con le mie amiche, ma a causa del mio solito malessere non sono andata perchè l’ultima cosa di cui avessi bisogno era di passare il pomeriggio in mezzo alla folla.

Così i miei genitori mi hanno chiesto di fare una tranquilla passeggiata nel bosco, la quale però non è effettivamente avvenuta perchè arrivati al punto di partenza, per chiedere informazioni ci siamo riferiti a un signore che stava scolpendo delle pietre, con il quale abbiamo passato più di un’ora. Quando ci siamo voltati abbiamo visto un muro di sassi tutto scolpito da lui stesso.

Come vi ho già detto Remo è un uomo settantanovenne che alla domanda ”che lavoro faceva” ha risposto ‘non lo so’. Durante la sua vita ha svolto diverse attività, quello che gli capitava. Uno dei suoi passatempi è la scultura, perciò ha deciso di scolpire i sassi che componevano un muro appena all’inizio del bosco vicino a casa sua. Ci ha mostrato alcune delle sue piccole opere facendoci capire che quello che noi vedevamo non era sufficiente per capire l’intero significato delle sue piccole sculture, infatti ogni pietra era ricca di simboli e significati profondi che lui gli aveva attribuito realizzandola. Era come se ogni sua pietra parlasse di lui e del suo mondo, nel quale ci ha invitati ad entrare.

Ciò che contraddistingue quest’uomo sono la sensibilità e la capacità di trasmettere tutto ciò che di buono c’è in lui.  è umile e con la sua semplicità è in grado di arrivare al cuore della gente. Sono diversi i giornalisti, professori e fotografi che passano da lui per conoscere i suoi lavori e per fare due chiacchere. Remo è arrivato solo fino alla quinta elementare, ma ha di certo imparato cose che tante persone non hanno imparato neanche dopo anni di istruzione e formazione. A lui non interessa nè di essere conosciuto nè di un compenso, si accontenta di poter condividere quello che fa con le persone che passano di lì.  L’ho visto con i miei stessi occhi perchè mentre ci stava parlando sono passate diverse persone che lo salutavano col sorriso e piano piano molti dei passanti si fermavano ad ascoltare quello che diceva. Non mi è mai capitata una situazione simile, ma mi ha fatto pensare a quando non esisteva la tecnologia e la gente si conosceva così, parlando e incontrandosi per strada oppure quei saggi che in passato parlavano a chi incontravano, un pò come Socrate (questo accenno è dovuto al fatto che lo sto studiando in storia della pedagogia).

Nel momento in cui ci parlava o mi parlava direttamente non riuscivo quasi nenache a rispondere perchè mi ha così toccato il cuore che mi venivano le lacrime agli occhi e mi limitavo a sorridere. è stato come se mi sentissi capita e infatti ad un certo punto purtroppo qualche lacrima mi è scesa e vedendomi mi ha detto ”vedo che anche tu sei sensibile, forse anche troppo” ed è stato in quel momento che mi ha detto  che l’importante è trasmettere con il cuore, trasmettere quello che si ha dentro,proprio come fa lui.

Durante questo incontro e durante le poche lezioni universitarie in cui abbiamo parlato di come dovrebbe essere un’insegnante sento che sto crescendo e sto cercando di capire chi voglio diventare, o per meglio dire, probabilmente lo sapevo già, ma sto diventando più sicura e determinata nel diventare chi voglio senza continuare a pensare di essere sbagliata. Ma qui si pone un problema: sono felice di essere sensibile, profonda e semplice, ma ciò di cui ho bisogno è di trovare altrettante persone così, persone con cui condividere la bellezza delle piccole cose, persone che non si fermano all’apparenza, persone che non parlano se non sanno, persone che non si fermano ai pregiudizi ma cercano di capire la persona che hanno difronte, persone con cui ci si può confidare senza essere giudicati, perchè essere buoni e sensibili è bello, ma è difficile in un mondo in cui molti si fermano all’apparenza e ai pregiudizi perchè ci si sente estranei, ci si sente fuori luogo perchè non si è come gli altri. Come ho già detto sono felice di chi sto diventando, ma non voglio essere l’unica e so di non esserlo, semplicemente vorrei trovare queste persone e conoscerle, ma per il momento, non vedermi insicura  per quello che sono, ma essere più  convinta che per il lavoro che voglio fare o comunque per la persona che voglio essere è solo che un pregio, è già tanto.

Prima di salutarvi vi lascio con alcune foto che ho scattato oggi…

DSCN6674
L’ingranaggio che vedete al centro del cerchio rappresenta la donna che anche nel momento in cui ”si rompe” e sta male va avanti
DSCN6673
Questo è il classico simbolo dello ying e dello yang che indica l’incontro del bene e del male
DSCN6676
La foglia che vedete in alto a destra indica una bambina disabile. Non so se si vede ma la foglia è divisa a metà: una metà è piena mentre l’altra è vuota nella speranza che un giorno la bambina possa guarire e l’altra metà della foglia riempirsi
DSCN6679
Questa foto purtroppo non è molto a fuoco, ma da quel poco che si vede si può intravedere una chiave di violino, la quale indicherebbe una donna incinta. La foto purtroppo non sono riuscita a girarla, ma la parte tondeggiante, ovvero la sporgenza superiore. indica il ventre.
DSCN6680
In questa ultima foto invece si intravede un omino stilizzato (testa e spalle) in alto a destra e sotto di lui quello che sembra un fiume che scorre, il quale rappresenta tutti i pensieri che l’uomo ha dentro di sè.

Con queste foto termino il mio articolo e vi auguro una buona serata.😘

Mars✨

Il primo impatto di una nuova vita

Buongiorno a tutti! 😘

Scusate la mia assenza, ma nell’arco di una settimana la mia vita è stata completamente sconvolta… 🙈 Eh già, è arrivato il momento in cui mi sono dovuta trasferire e ho iniziato una nuova vita lontana da tutti i miei affetti e dalla mia famiglia.

Ammetto che lo scorso weekend (sono arrivata a Pavia domenica sera) è stata dura per me e non sono mancate le lacrime, perché mi sentivo completamente impreparata, ma soprattutto, nonostante fossi consapevole che venerdì sarei comunque tornata a casa, mi sembrava di partire per un’eternità e abbandonare tutti mi risultava assai doloroso. Tuttavia, ho preparato i bagagli, ho salutato i miei parenti, per la maggior parte più entusiasti di me, e sono partita.

Per fortuna, contro ogni mia aspettativa e contro la mia paura di rimaner completamente sola, ho conosciuto fin dal primo giorno qualche ragazza del mio collegio, ma mi sentivo (e sento ancora in certi momenti) comunque malinconica verso tutto ciò che ho dovuto lasciare nella mia Valle e leggermente fuori posto perché qua è tutto completamente nuovo. In particolare, durante questi giorni ho stretto amicizia con 4 ragazze (Chiara, Irene, Alice e Martina) e devo dire che con loro mi trovo molto bene, tanto che appena finiamo lezione ci sentiamo per sapere se qualcuno è già tornato o se qualcuno ha voglia di fare un giretto nei dintorni.

Anche la città di Pavia mi piace molto: hai a disposizione tutto ciò che può servirti e soprattutto non è caotica. Quest’ultimo punto per me è particolarmente importante, perché odio il caos, mi sfinisce stare in un ambiente rumoroso e poco sereno, specialmente se si calcola che non ho mai vissuto in città, ma in una piccola frazione, e quindi non sono per niente abituata al traffico e cose del genere. Non ho ancora da girare tutta la città, però mi piace l’idea che in soli 15/20 minuti a piedi si possano raggiungere tanti posti bellissimi e il centro senza problemi, anche se ho lezione nel polo scientifico.

Questa prima settimana non è stata proprio rose e fiori, però sono contenta di esser riuscita a trovare qualcuno con cui passare il tempo, specialmente in collegio. Devo ancora migliorare sul piano delle conoscenze in università, ma sono sicura ci sia margine di miglioramento. 

Sono molto contenta anche per il fatto che ho affrontato in pochissimi giorni alcune delle mie paure più grandi, come il trasferirsi, il sapersi muovere autonomamente in una città sconosciuta e il gestire tutta una serie di questioni burocratiche.

Questa è più o meno il primo impatto con questa mia nuova vita e penso che presto vi aggiornerò. Sono molto felice che domani si torni a casa, anche se so che il viaggio mi sfinirà e che mi mancherà già un pochino la mia nuova routine… però non vedo l’ora sia domani! 😍

Baci, 😘

Giugiu 🐼

Quando tutto è nero…di nuovo

Ho pensato a lungo se raccontarvi di quello che è accaduto in questi giorni o meno e alla fine sono arrivata alla conclusione che ormai vedo il blog come un diario nel quale riporto gli eventi più significativi della mia vita, perciò non potevo di certo tralasciare questo evento che mi ha messa ko.

Lunedì 18 sono passata al test di Scienze della formazione, sono arrivata ventitresima su circa 1200 persone.

È un dato che voglio riportare non per vantarmi, ma perchè non voglio dimenticarlo, dato che è stata una delle poche volte in cui sono stata orgogliosa di me stessa. Ma non è di questo che voglio parlare, ciò che voglio dirvi è come la mia felicità sia potuta svanire in meno di 24 ore. La mattina seguente Giulia mi ha detto che non ha passato il test a Milano e che per questo sarebbe dovuta andare a Pavia a studiare.

Non ve ne abbiamo mai parlato e di certo non vorrei farlo in questo contesto, ma noi due, da ormai qualche anno,avevamo un sogno: trasferirci insieme a Milano dopo il liceo per iniziare gli studi universitari.

Come potete intuire il sogno si è spazzato e non c’è nulla che si possa fare per poterlo realizzare.

Sapete, mi sono immaginata tante volte il giorno in cui mi sarei messa davanti al pc con la gioia che sprizzava da tutti i pori per dirvi che eravamo nel nostro appartamento, che finalmente dopo anni di aspettative ce l’avevamo fatta e invece sono qui, sul divano di casa mia che cerco di capire perchè sia andata così.

Spesso vengo definita come una sognatrice, e beh sì, lo sono, mi piace immaginare viaggi e situazioni che vorrei vivere,ma che sono vaghe, situazioni che possono accadere come no, insomma che dipendono da me fino a un certo punto, questo invece era un sogno concreto, che aveva uno spazio e un tempo.Se mi avessero chiesto uno dei miei sogni avrei risposto questo, mi sarei sentita una stupida in realtà perchè quando si parla di sogni si pensa a qualcosa di più grande, ma per me questo, al momento era l’unico e sufficiente.

Andare in una nuova città, conoscere nuove persone, scoprire, cercare di essere il più indipendente possibile, sapersela cavare, fare nuove esperienze, crescere,ricominciare e tutto questo con lei. La mia migliore amica. Al mio fianco.

Più passava il tempo, più sentivo che il grande giorno si stava avvicinando e più il mio cervello,pur sapendo che sarebbe potuta finire così, era convinto che il nostro sogno sarebbe diventato realtà. Avendo avuto il sì da entrambi i genitori ero convinta che con l’impegno ce l’avremmo fatta. Non c’erano più dei no, dei divieti,poteva accadere.

In più,ome sapete, l’anno scorso non è stato uno dei migliori, non vedevo l’ora finisse tutto e il nostro sogno era la mia ancora, la mia speranza, ciò a cui mi aggrappavo quando tutto andava male.

Durante l’estate poi non vi dico, qulasiasi cosa facessi era in funzione di quello, la motivazione per studiare gli alpha test era questa, quando poipomia mia mamma mi diceva ”dai impara a fare questa cosa che poi dovrai arrangiarti a Milano” mi spuntava un sorriso perchè ormai era nella mente di tutti che sarei andata via (anche se soprattutto nella mia). Ormai tutto era legato a quel desiderio, guardavo una serie tv e pensavo ”chissà quante serate passeremo insieme a guardare episodi e a commentarli”, andavo a far la spesa e pensavo ”chissà quando andremo insieme e discuteremo su cosa è meglio comprare”. Questi sono solo piccoli esempi che il mio cervello continua a fare,li faccio da mesi automaticamente senza nemmeno pensarci e di certo non è da un giorno all’altro che smetterò di farli, inconsciamente continueró perchè questo sogno è stato nella mia mente per troppo tempo.

Ci sono tante di quelle cose che ci uniscono che anche quando non voglio pensare a come sia finita ci penso.

E penso a come devo ricostruirmi tutto qui,quello che volevo rimanesse solo passato ora deve diventare presente e non sapete quanto sia difficile doversi riabituare a qualcosa da cui volevi allontanarti e con cui pensavi di aver chiuso.

Quando sei così convinto di un cambiamento, quando dici ‘dai dai ci siamo’ e poi tutto crolla.

Ma poi io mi chiedo, perchè è diventata così tanto una certezza questo trasferimento? perchè l’ho permesso? sapevo che c’era la possibilità che finisse così ma probabilmente il mio cervello la rifiutava perchè credeva nel ”volere è potere”.

E ora mi sento vuota e sola. Quel sogno ancora irrealizzato occupava già gran parte della mia vita e ora che non c’è più mi sento vuota,senza una meta da raggiungere. Ora che sono giù non so a cosa pensare per rallegrami.Faccio sempre così, se sto male penso a qualcosa di bello che accadrà, ma ora se guardo avanti non so a cosa pensare,non vedo nulla.

So che inizio una nuova esperienza ma in questo momento non ne ho nemmeno voglia. Da un lato non ho voglia di fare nulla, mi sdraio ad ascoltare la musica e penso, ma se penso mi salgono le lacrime agli occhi o la rabbia e la voglia di prendere a pugni qualcosa. Dall’altro vorrei essere sempre impegnata perchè per lo meno cerco di concentrarmi su altro e ci penso meno, non dico che non ci penso perchè come vi ho detto mi viene in mente per tutto, ma per lo meno non sono così furiosa o sull’orlo delle lacrime, cosa che comunque temo perchè prima o poi scoppierò a piangere davanti a qualcuno.

In più ora sono spaventata, spaventata di non risucire ad uscirne, spaventata di rimanere giú tanto quanto lo scorso anno, spaventata di non vivere questo nuovo inizio come avrei voluto. E probabilmente a questo si aggiunge l’ansia stessa del nuovo inizio, del non conoscere nessuno, di sentirmi sola, di non riuscire a gestire lo studio, le lezioni e la mia vita.

E poi sono agitata, agitata da non so cosa! Non riesco a prendere nessuna decisione, è come se il mio cervello si fosse bloccato.

Mi sento fragile, indifesa, senza forze, come se una piccola cosa potesse spezzarmi.

Ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa, ma non a una speranza, non voglio più speranze, voglio certezze.

Poi ogni tanto mi fermo e mi dico che è tutto esagerato, che la mia reazione è esagerata, la preoccupazione di mia mamma pure, e che nessuno reagirebbe male quanto me, ma è una cosa che non riesco a controllare. Ormai sono pure preoccupata per la mia reazione,ma è cosí e non riesco a cambiarla.

Penso che nulla potrebbe farmi stare meglio al momento perchè nulla mi andrebbe bene, a meno che quel fottuto test fosse uno scherzo e potessi vivere quello che avevamo sognato. Qualsiasi altra cosa che non corrisponda a ció non mi andrebbe bene, ma dato che nulla puó riportarmi indetro quello che volevo devo solo aspettare. Avere pazienza. Dare tempo al tempo. Prima o poi passerà.

E dopo aver scritto tutto ció credo di non essere riusicita a trasmettere veramente come mi sento e penso che per capire a fondo dobbiate vivere quello che ho vissuto io e la nostra amicizia. E poi…non so spiegare questo casino a me stessa quindi figuriamoci a voi.

Quando ne parlo non so perchè sto meglio, ma non appena concludo torno al punto di prima, perció non mi resta che pensare che sono passati solo pochi giorni e qualche giorno non basta per rimuovere quello che, se pur solo con la mente, stavo organizzando da anni.
Questa è stata la situazione fino a giovedì pomeriggio.

Giovedì sera ha iniziato ad esserci una svolta. Sono andata alla festa di una mia amica, la quale ha invitato tutta la classe. Come sapevo giá, abbiamo parlato per molto tempo di università,viaggi e trasferimenti. Questi discorsi mi hanno causato una duplice reazione: da un lato avrei voluto insultare chiunque mi parlasse del proprio trasferimento perchè diceva esattamente le cose che io volevo fare da anni e provavo davvero rabbia. Perchè loro si e io no? Dall’altro lato peró mi hanno trasmesso un pó di euforia, i discorsi sui corsi, gli orari mi hanno fatto pensare che comunque anche io andró all’università e un pó di entusiasmo mi è salito.

Così sono andata a letto felice, per la prima volta dopo cinque anni mi ha fatto bene una serata con i miei compagni, anche perchè ho riso un sacco e dopo tre giorni di pianto è stato solo che un bene.

Dal giorno dopo le cose sono un pó migliorate, non ho più pianto e non mi sono più fermata a fissare il vuoto, peró non mi è passato. Non sono più disperata, peró faccio finta di niente solo perchè so che anche se mostrassi la mia tristezza nulla cambierebbe, ma per ogni stupidata ancora ci penso, penso che passare dall’idea di vedersi tutti i giorni e vivere un sacco di avventure insieme al vedersi forse una volta a settimana non è facile, penso che con il tempo ci saranno nuove amicizie, che le persone cambiano e nulla resta come prima e che la lontananza non fa per me, mi ha sempre fatto paura e questa volta la sfiga non doveva mettersi contro di me.

Mars✨

Quando vestiti e libri raccontano più di noi ðŸ‘—📖

Ciao lettori, 😘

nei giorni appena passati, in cui mi sono ritrovata rinchiusa in casa a studiare e/o a viaggiare per il nord d’Italia per partecipare ai vari test d’ingresso delle università, ho avuto diversi momenti di riflessione su argomenti molto diversi tra loro, ma con un fattore comune: il recupero di spiegazioni e nozioni che si sono accumulate nel mio cervellino in 5 anni di liceo delle scienze umane.

Oggi ho deciso di condividere con voi uno dei ragionamenti più importanti, dal mio punto di vista, e sarei curiosa di leggere nei commenti anche quello che ne pensate voi a riguardo. La mia riflessione è focalizzata sulla sfera delle apparenze, della comunicazione non verbale, ma affrontata analizzando due elementi: l’abbigliamento e i libri. 👗📖

Si dice sempre che “l’abito non fa il monaco” o che “un libro non vada giudicato dalla copertina”, ma quanto effettivamente, in modo volontario o involontario, questi aspetti influiscono sulla nostra percezione dell’altro?

Tutta la mia riflessione ha un’origine ben precisa, buffa e assurda, ma ben precisa: il mio armadio. Eh già… Stavo sistemando il mio armadio, quando mi sono soffermata ad osservare i vestitini e i vari top appesi e immediatamente la mia mente ha creato un confronto con l’immagine triste e vuota del mio armadio delle medie. Allora ho capito immediatamente che tutte quelle frasi, che mi erano da sempre apparse frasi fatte, come “L’umore influisce sul tuo modo di vestirti”, erano tremendamente vere! Io non vi ho mai spiegato dettagliatamente cosa hanno rappresentato per me le medie, vi basti sapere che sono state abbastanza un incubo e che ho festeggiato quando finalmente i tre anni si erano conclusi e potevo salutare tutti quanti. In quel triennio il mio armadio si era svuotato: mi erano rimaste solo felpe e maglioncini, jeans e leggings e un unico vestito (che non mi piaceva neppure molto, ma lasciamo perdere), perchè non trovavo il motivo di fare acquisti per poi stare a casa nel mio mondo. Per di più era un armadio molto triste: gli unici colori che potevi trovare erano il nero, il grigio, il bianco e qualche tocco di blu, dato che è sempre stato il mio colore preferito. Ma tutto questo ora è cambiato! Si è ripopolato, forse per certi aspetti anche troppo, dato che alcuni cassetti faccio fatica a chiuderli, e man mano sto aggiungendo colori e fantasie (per esempio io ho sempre odiato le fantasie a fiori ma nel mio penultimo acquisto ho fatto anche questa follia), facendo tornare un po’ vivo il mio guardaroba.

Queste osservazioni hanno poi condotto tutta la mia attenzione su quanto il modo in cui ci vestiamo racconta di noi. L’uso di determinati colori o la geometria dei vestiti che indossiamo descrivono il nostro modo di essere e alcuni aspetti del nostro carattere. Quante volte passeggiando per la città abbiamo storto il naso davanti a certi stili o, al contrario, abbiamo pensato “Ma quanto è bello quell’abbinamento”? E tutto questo ci porta, inevitabilmente, anche ad apprezzare la persona che indossa quel determinato look o ad allontanarci da essa, giudicandola negativamente.

Discorso analogo, dal mio punto di vista, è applicabile al mondo dei libri. Per esempio, io sono stata giudicata spesso, anche dai miei stessi amici, come una che legge libri “leggeri”, poco degni di nota e che la mia profe definiva “spazzatura”. Tuttavia, io mi sono sempre schierata contro queste distinzione di genere, perchè ritengo che ogni libro abbia una propria dignità e che ogni genere letterario si ricolleghi a uno o a più caratteri del lettore che ne usufruisce. Quando penso ai lettori di thriller, per esempio, penso a persone che amano l’avventura, temerari, curiosi e a persone molto logiche, a cui piace giocare col protagonista a trovare la soluzione del crimine. Riservo un profilo simile anche agli amanti dell’azione e del fantasy, perchè amano immergersi in lunghi viaggi, in cui si deve esser pronti a tutto e ad entrare in relazione con l’altro e l’ignoto. Inoltre, secondo me, è un indice molto importante anche il modo in cui la persona legge perchè definisce quanto la persona sia coinvolta dalla lettura e quanto per essa rappresenti un piacere o un obbligo (è l’aspetto fondamentale per verificare la veridicità delle informazioni appena raccolte su quella persona). Mi sorge spontanea l’immagine di studenti annoiati davanti ai libri, ma obbligati a proseguire, che alla minima distrazione o via di fuga, scappano volentieri da quella lettura imposta (io prima di tutti, non sopporto i libri imposti, perché penso che ogni libro vada letto quando se ne sente la necessità) e contemporaneamente, in contrapposizione, l’immagine di ragazzi che anche mentre scendono alla loro fermata del tram proseguono nella lettura, a volte anche mentre camminano (questo è capitato anche a me, lo ammetto), o persone talmente immedesimate nella lettura che non sono minimamente disturbate dal caos che li circonda.

Quindi, riassumendo, sono innumerevoli i messaggi che noi mandiamo alle persone che ci osservano, anche solo tenendo in mano un libro, e questi sono tutti elementi che vanno a formare nella mente dell’altro una nostra immagine, che poi, attraverso la conoscenza reciproca, può essere confermata o modificata man mano.

Aspetto di sapere le vostre considerazioni,

a presto! 😉

Giugiu 🐼

 

​Compleblog 🎉🎆

06/09/2016 -> 06/09/2017
Un anno durante il quale la nostra valigia si è arricchita di tante piccole avventure.

Un anno in cui abbiamo viaggiato fisicamente e mentalmente.

Un anno in cui ci siamo immedesimate in tante vite diverse, grazie a libri, film e serie tv.

Un anno in cui abbiamo riflettuto e preso decisioni importanti.

Un anno ricco di capitoli che si sono chiusi e nuovi orizzonti che si stanno aprendo.

Un anno in cui abbiamo condiviso con voi tutto ciò.

Questa è la percezione che noi abbiamo avuto dell’ultimo anno. Qual è la vostra? Ci piacerebbe sapere cosa voi pensate del nostro blog, perciò abbiamo deciso di proporvi queste  domande:

• Cosa vi spinge a leggere il nostro blog?

• Avete un articolo preferito?

• Descrivete con almeno 3 aggettivi il nostro blog

• Tra le nostre categorie, quale cattura maggiormente la vostra attenzione?

• Avete dei consigli da darci affinché il nostro blog possa migliorare?

Grazie a chi finora ci ha seguite e continuerà a farlo.

Buona giornata, 😘

Mars ✨ & Giugiu 🐼

P. S. In occasione del nostro primo compleblog, abbiamo pensato di realizzare un formato cartaceo del nostro blog, così da essere sicure che i nostri elaborati non vadano perduti. Speriamo che questo diventi un appuntamento fisso anche nei prossimi anni. 😉

Crescere✨

È arrivato settembre e tutto ciò che questo mese comporta.

Fin da quando ero piccola, ho avuto l’abitudine di calcolare l’inizio dell’anno con settembre e la fine con agosto. Diciamo che per me l’anno solare coincide con quello scolastico😂,così tutte le ‘’somme da tirare’’ e i buoni proposti che la gente normale fa a Capodanno, per me si anticipano a questo momento dell’anno.

Sapete il fatidico giorno in cui si diventa maggiorenni? Il giorno in cui tutte le responsabilità diventano tue? Ecco, come già pensavo prima di compiere i 18 anni ad ottobre, questa data è abbastanza simbolica perché una persona non cresce quando può evitare di chiedere ai genitori la firma per fare qualcosa, cresce grazie alle situazioni che deve affrontare.

E beh.. se penso a quest’anno penso a quante cose siano cambiate e quanto io sia cambiata. È stato un anno ricco di nuove esperienze e di prove da superare che mi hanno fatta crescere.

Facendo un breve elenco puntato potrei riassumere il tutto in questo modo:

-Maturità e tesina

-Scegliere l’università e di conseguenza chi voglio essere

-Patente

-Lo sgretolarsi del mio gruppo di amiche

Come vi avevo già detto nell’articolo Libertààà, pur avendo affrontato la maturità con tanta ansia e preoccupazione,sono uscita davvero fiera di me dall’esame orale, sono felice per come ho gestito la situazione: sette professori che mi ascoltavano ed io in centro a cercare di rispondere a tutto. Ma in particolar modo è la tesina che mi ha colpito di più perché posso dire che preparandola ho trovato una parte di me stessa. La mia tesina riguardava la clownterapia e di conseguenza l’importanza del sorriso e del !!!prendersi cura degli altri’’. Ho potuto comprendere meglio questi aspetti incontrando Sara, una ragazza che pratica clownterapia, con la quale ho parlato per ore di questa attività capendo quanto quell’argomento mi fosse vicino per il mio modo di essere e per come voglio impiegare la mia vita, ovvero stando a contatto con le persone, in particolar modo i bambini e aiutare chi ne ha bisogno.

A questo tema si può collegare la ricerca dell’università. Non è stato per niente facile, sono andata in crisi tante volte non sapendo scegliere tra Scienze della formazione, Educazione professionale e Psicologia, ma alla fine ho scelto Scienze della formazione. Tutt’ora non so se sia la scelta giusta e finchè non ne avrò esperienza non potrò saperlo. L’unica cosa certa è che ci ho riflettuto molto: ho fatto un colloquio in università per capire quale strada fosse più adatta a me, ho visto Valeria, una ragazza più grande di me nella quale ho sempre visto un punto di riferimento (fa pure psicologia quindi mi sono informata riguardo a quell’indirizzo), ho parlato con Sara, la stessa ragazza della tesina che fa Educazione professionale, ho fatto un test di orientamento, ho partecipato ad alcuni openday, ho guardato tanti siti universitari di diversi corsi e ho riflettuto tanto pensando a quello per cui sono portata e a tutti gli aspetti positivi e negativi che ogni corso e poi il futuro lavoro possiede.  Nemmeno mi ricordavo di aver fatto così tante cose! Speriamo ne esca qualcosa di buono!

Altro argomento fondamentale è la questione patente. Mi è piaciuto molto fare i quiz e le guide in quanto mi divertivo, non mi pesavano e mi facevano sentire adulta, ma il momento migliore è stato quando sono scesa dalla macchina di scuolaguida con la patente in mano. Da quel momento potevo andare in giro da sola e questo aspetto ha contribuito a farmi sentire un pò più indipendente. Non ho mai avuto la moto perciò dovevo sempre dipendere dai miei genitori, mentre ora sono più autonoma, sono sempre un po’ limitata perché la macchina è in comune con mia mamma, però basta organizzarsi e posso fare/andare quando ne ho bisogno.

Per quanto riguarda il mio gruppo di amiche, ne avevo già parlato in altri articoli di sfogo,ma la storia si può riassumere brevemente così: eravamo in sette, non siamo sempre state così numerose, diciamo che il gruppo si è allargato con il passare dei primi anni liceali, in terza eravamo al completo e per due anni eravamo noi. Fuori e dentro scuola. Abbiamo condiviso molto, tanto che ci chiamavamo ‘’Ohana’’, finchè in quinta per vari motivi il gruppo è sempre venuto meno. Ci sono state discussioni e incontri ma nulla ci ha riportate ad essere quelle di prima. Personalmente ci sono stata male perché per me loro erano veramente la mia famiglia, erano essenziali e già a fine quarta mi disperavo per quando in quinta le strade si sarebbero divise, ma poi tutto è cambiato, allontanamenti e silenzi imbarazzanti, non mi hanno fatto provare tristezza alla fine della scuola.

Vi starete chiedendo perché vi sto raccontando tutto ciò e la risposta è che per come sono io, posso dire che questa è una delle cose peggiori che potesse capitarmi. Ho sempre messo al primo posto le relazioni, per me sono uno degli aspetti più importanti della vita di ognuno di noi, perciò vedere il mio gruppo sgretolarsi è stato difficile. Spesso mi sono sentita sola, e se non fosse stato per Giulia non so come avrei fatto, ma posso ormai dire che ho quasi superato la faccenda.

Sono sempre amareggiata perché con loro ho vissuto momenti davvero belli, perciò la nostalgia c’è, però per lo meno non continuo a pensarci, ormai quello che è stato è stato, mi tengo i bei ricordi e attendo il futuro.

Un altro motivo per cui dico di aver superato la storia riguarda le foto. Come ho spiegato nell’articolo Let me take a photo, per me le fotografie sono essenziali, ma c’è stato un periodo in cui non volevo nemmeno vedere le foto con loro, mentre ora,che sto selezionando le foto da stampare degli ultimi due anni, ho deciso di stampare alcune foto con loro per procedere con il mio album (ormai da troppo inutilizzato), perché nonostante tutto loro fanno parte di me e non voglio dimenticarle.

Ecco.. questi sono i quattro fattori che maggiormente mi hanno fatta crescere in questo periodo,ma vi assicuro che non sono gli unici, ogni incontro, ogni conversazione può cambiarti leggermente, altri esempi potrebbero essere la vacanza in Puglia o quella in Spagna, entrambe speciali per motivi diversi. (Ci sono due articoli anche per queste esperienze: Vacanze Salentine e Stesso luogo, percezioni differenti )

E per concludere vorrei dire che questo è solo l’inizio perché tra due settimane ho il test di ingresso per l’università e in base al risultato la mia vita cambiarà completamente. O passo e di conseguenza entrerò in contatto con un nuovo ambiente, molto più grande del mio paesino a cui sono abituata, nuove persone e magari un possibile trasferimento, o non passo, e fidatevi che la possibilità è davvero alta, sia per il numero di iscritti sia per i miei risultati ottenuti nelle simulazione, e dovrei riorganizzare tutto. Purtroppo finchè non so il risultato è tutto un forse, non posso assicurare nulla a nessuno, sono state tante le proposte a cui non ho potuto dare risposta, dal fare l’animatrice al gruppo adolescenti del mio paese, a un piccolo lavoretto pomeridiano. In più ovviamente non posso stabilire come organizzare il tempo libero, se andare in palestra, provare un corso di teatro o provare a entrare a far parte di un’associazione di clownterapia.

Insomma qui è tutto molto vago e incerto e non vedo l’ora di poter organizzare la mia vita, che come avrete notato, sarà ricca di cambiamenti.

E voi? Avete vissuto un anno in cui vi è sembrato di essere travolti da cambiamenti?😊

Buona serata😘

Mars✨

Giulia passione montagna ðŸŒ„

Montagna…  Luogo in cui l’uomo si rende conto della sua infinita piccolezza. Luogo in cui pare di poter solleticare il cielo con un dito. Luogo in cui metti in gioco tutto te stesso. Luogo in cui ogni giorno si giocano nuove sfide. Luogo in cui la collaborazione è fondamentale per la sopravvivenza. Luogo in cui la natura è ancora, per la maggior parte, priva di artifici umani. Luogo di pace e relax.

Questo è tutto ciò che rappresenta la montagna, almeno dal mio punto di vista. Nel momento stesso in cui sto scrivendo questo articolo mi trovo su un sasso, vicino ad un laghetto, assieme alla mia compagna di avventure Ice… il luogo mi ha ispirato (come spesso mi capita in mezzo alla natura) e quindi non ho perso tempo e ho iniziato a scrivere.

Fin da piccolissima i miei mi hanno sempre portato a camminare, partendo da percorsi più semplici e con una meta alquanto allettante agli occhi di una bambina, solitamente rifugi con parco giochi annesso o ruscelli in cui giocare; per giungere a vere e proprie escursioni in quota (penso che il punto più alto in cui io sia arrivata sia intorno ai 2800 m s.l.m.). Mi è sempre piaciuto seguire i miei genitori a spasso tra i monti, nonostante la mia pigrizia e il mio essere estremamente poco atletica. Purtroppo mi rammarico che in certe giornate abbia prevalso la pigrizia, perché così facendo  mi sono persa luoghi fantastici 😢.

Nel 2004 abbiamo iniziato a trascorrere almeno una settimana all’anno in Trentino (fatta eccezione per un anno nel quale siamo andati in Valle d’Aosta) e penso che ormai abbiamo visto tre quarti della regione, siccome sono sicura ci possa mancare ancora qualche angolino. Mi piace moltissimo andare in Trentino! 😍 Il cibo, l’ambiente e l’accoglienza sono fantastici e arriva sempre a fine primavera il momento in cui inizio a sentirne la mancanza. Le vacanze in Trentino sono alcuni dei miei ricordi più importanti, in quanto insieme a me si smobilitava sempre una bella truppa, tra cugini e zii. Solo negli ultimi anni siamo rimasti soli, poiché ormai i miei cugini, essendo cresciuti, preferiscono altro (per esempio le vacanze con l’oratorio e tutti i loro amici). A volte sento molta nostalgia per quelle vacanze di gruppo in cui si giocava e rideva all’infinito, perciò mi piacerebbe si ripresentassero occasioni simili prima o poi.

Della montagna mi piace il clima amichevole, la sensazione di libertà e la suggestione che certi paesaggi ti danno è inappagabile.

Ora vi saluto e fatemi sapere se tra di voi c’è qualche amante dell’escursionismo… 😘

Giugiu 🐼