Buonasera a tutti quanti, 😘

avverto anticipatamente che questo sarà un articolo un po’ insolito, nel senso che apparirà più come un flusso di pensieri, ma ho deciso di condividerlo comunque con voi. È una raccolta di ragionamenti e resoconti che mi sono ritrovata a fare in orari notturni, oppure negli interminabili viaggi tra casa e quella che ormai è diventata la mia seconda casa.

Maggio, fino allo scorso anno, corrispondeva (insieme ai primissimi giorni di giugno) al momento in cui l’anno si concludeva, al momento in cui si tiravano le somme del lavoro svolto nei nove mesi e al momento in cui si facevano le medie delle diverse materie. Tuttavia, per me maggio non rappresentava solo questo, ma era anche il momento in cui mi prendevo una piccola pausa da tutto e tutti per ripensare a chi mi aveva accompagnato fino alla conclusione e alle esperienze vissute insieme, sia che fossero state positive che negative.

Anche quest’anno, nonostante io ora mi trovi all’università e che, quindi, io non stia giungendo alla conclusione (anzi, tutt’altro a esser sinceri, perché tra pochi giorni ha inizio la sessione estiva), ho però deciso di fermarmi e pensare a quello che sono stati per me questi mesi.

Questi mesi sono volati. Se penso a tutto quello che è successo in poco meno di 9 mesi mi sembra assurdo. Dire che sia stato un anno ricco di cambiamenti è un eufemismo: nuova città, nuova casa, nuova scuola, nuove materie, nuove amicizie, insomma di costanti ce ne sono state ben poche. Tuttavia, tutte queste novità mi hanno solo che permesso di sperimentare e sperimentarmi. Sono stata inserita, per forza di cose, in situazioni in cui tutta la responsabilità ricadeva su di me o, comunque, in cui dovevo sapere arrangiarmi con le mie uniche risorse e capacità e devo dire che sono abbastanza soddisfatta perché ho saputo cavarmela. Anche dal punto di vista emotivo ho dovuto raggiungere una certa autonomia: i momenti di malinconia o di tristezza non spariscono per magia cambiando città, anzi nel mio caso non hanno fatto altro che moltiplicarsi, e il fatto che non ci siano più i famigliari e gli amici più stretti a farti da spalla ti porta obbligatoriamente a doverti saper gestire da solo. In poche parole, ho sperimentato i lati fantastici dell’autonomia, come la libertà di uscire e tornare senza dover avvertire della cosa qualcuno, ma anche quelli negativi e questo credo mi abbia fatto, inevitabilmente, crescere e maturare. Non dico che adesso io sia un’adulta, anzi mi sento ancora maledettamente incapace su molti fronti, però sicuramente non sono più la bambina timida che ero qualche anno fa.

Una cosa che mi preoccupava particolarmente nei mesi antecedenti al trasferimento era la solitudine, il non riuscire ad integrarsi e la paura di rimanere esclusa ed emarginata dalla vitalità della città. Anche sotto questo punto di vista posso ritenermi veramente soddisfatta, ma soprattutto IMMENSAMENTE FORTUNATA, perché sia in collegio che in università sono riuscita a crearmi un mio spazio. Infatti, ho un’ottima compagnia in entrambe le occasioni, compagnia che è stata in grado di cancellare tutti quei sintomi di malinconia che erano propri delle prime giornate di università. Sono persone solari, simpatiche, ma soprattutto disponibili e sempre con una parola di conforto per i momenti di crisi. A volte pur non conoscendo i dettagli o, ancora più in generale, non conoscendo la storia alla base del problema, ma solo vedendo il mio umore, sono in grado di sostenermi e di darmi l’energia necessaria per andare avanti e non abbattermi.

Per quanto riguarda gli studi, invece, si stanno dimostrando più complessi del previsto. Mi avevano avvertito, però si sa che finché non si prova una cosa sulla propria pelle ci si può credere, ma anche no. Nonostante l’impossibilità di avere più di un giorno di pausa dallo studio, penso (e spero) di poter continuare a reggere la pressione, specialmente grazie alla motivazione fortemente intrinseca che mi ha spinto ad iscrivermi e che mi sta spingendo ogni giorno ad aprire i libri e a non mollare.

Diciamo che fino ad ora mi sono concentrata molto sui lati positivi, ma purtroppo non esistono solo quelli, come per ogni genere di situazione ce ne sono anche di negativi. Innanzitutto la lontananza da casa. Molti non capiscono quanto sia brutto ogni domenica abbandonare i propri famigliari durante il pranzo tutti insieme, per scappare in fretta e furia a prendere un treno. Molti non capiscono quanto sia complesso gestire quelle pochissime ore in cui si resta “nei paraggi” per dedicarsi a tutte le persone a cui si vuole bene e alle passioni che uno cerca di continuare a coltivare (per esempio io sto proseguendo con le lezioni di danza moderna). L’avere poco tempo inevitabilmente porta a dover fare scelte e a dover privilegiare qualcosa. Purtroppo ciò genera inevitabilmente malinconia: innanzitutto per la tua vita di prima, perché sì quella che sto vivendo la considero una vita completamente nuova, una sorta di 2.0, ma soprattutto per le persone che magari non riesci a vedere per mesi, ma solo contattarle via messaggio. Certo, ci sono persone che costruiscono la loro intera relazione sul vivere a distanza, ma passare dal vedere queste persone tutti i giorni, salvo forse la domenica, al non vederle per settimane, capite anche voi che fa male. Questo è solo un esempio di lato negativo, ce ne sarebbero molti altri, come la quantità innumerevole di disagi che colpisce i viaggiatori, soprattutto per quanto riguarda il tempo infinito speso aspettando tra uno scambio e l’altro del treno. Questo rappresenta tutto tempo buttato, tempo che avresti potuto dedicarlo a persone e studio, ma difficilmente riuscirai ad ottimizzarlo.

E… niente, questo è quanto. Ho toccato vari argomenti, sperando di non essermi scordata nulla di fondamentale.

Buona giornata, 😘

Giugiu  🐼

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(Im)Maturità: dallo schermo alla realtà

Hello people! 😘

Innanzitutto… ho finalmente concluso anche io la sessione invernale! Sono troppo felice di essere libera da tutto, anche se questo sentimento è durato poco, perchè dopo circa 4 mesi dove l’unico pensiero fisso era non perdere tempo e studiare, studiare, studiare, ancora anche adesso quando non sto facendo niente mi sento praticamente inutile. Inoltre, questo sentimento di libertà avrà vita molto breve, perchè già da domani si concluderà definitivamente, in quanto, dopo un giorno e mezzo di vacanza, le lezioni ricominciano… eh già, che gioia! Manco il tempo di respirare e tutto ricomincia da capo! 😫

Comunque quello che vorrei condividere oggi con voi, non riguarda la sessione universitaria, ma sempre di esami si parla: la maturità. Sono gli Esami che terrorizzano migliaia di ragazzi ogni anno e che segnano, almeno dal mio punto di vista, il passaggio definitivo dall’adolescenza ad una vita più adulta, soprattutto perchè per molti andare all’universtà significa cambiare città e iniziare una nuova vita. Ora, io a differenza di Mars, non vi ho mai raccontato della mia esperienza, ma non è nemmeno esattamente questo l’argomento che vorrei trattare con voi oggi. (Potete trovare qui il racconto di Mars: Libertààà)

Verso metà gennaio su Canale 5 è iniziata una nuova fiction: Immaturi-la serie, tratta dall’omonimo film del 2011 di Paolo Genovese. Come prevedibile dal titolo della pellicola, il film (e ora la serie tv) parla di alcuni ex compagni di scuola, che, ormai quarantenni, si ritrovano a dover ripetere l’esame di maturità, a causa dell’annullamento della validità del precedente esame dato da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.Visto quanto mi avessero colpito i primi due film della serie, con tantissimo entusiamo ho deciso di seguire anche la fiction e… la amo! È coinvolgente e divertente, ma contiene anche tantissimi spunti di riflessione. Mi cattura al punto che, quando la puntata finisce, la tristezza mi pervade e inizio ad aspettare impazientemente il venerdì successivo. Per tanti, tantissimi la maturità ha rappresentato e rappresenta un incubo (per esempio mia mamma mi racconta che a volte di notte fa ancora incubi su di essa), ma in questa fiction vengono messe in luce tutte quelle piccole cose che rendono per sempre speciale il ricordo di quell’ultimo anno alla superiori. Anche se ho concluso da meno di un anno il mio percorso verso la “Terribile Maturità”, vedere questi quarantenni ricapultati nel mondo adolescenziale e scolastico, mi permette di rivivere certe scene che possiedono nel mio cuore un posto del tutto speciale. Alcuni esempi possono essere le gite scolastiche, o la condivisione di momenti ansiogeni, come la preparazione in gruppi per le verifiche, o l’essere uniti nella disperazione che accompagna quei giorni finali, durante i quali per tutti ormai è iniziata l’estate, mentre per i maturandi giunge il momento di rimboccarsi le maniche, sfidare il caldo, la stanchezza e l’invidia verso coloro che magari stanno già in piscina o al mare, e dare il meglio di sè nelle 4 prove che li separa dalla loro Estate. Speravo di poterle provare ancora queste piccole emozioni una volta all’università, ma purtroppo, fatta eccezione di qualche giornata particolare, non ho ancora vissuto nulla di tutto ciò. Certo, la mia maturità e, precedentemente, il mio quinto anno, non sono stati come quelli nei film, con feste assurde e grandi amori, ma sicuramente sono stati costellati di tanti piccoli momenti in cui, insime alle persone con cui mi trovavo, sentivo di aver costruito veramente qualcosa di bello. Ero felice di stare in mezzo a loro e penso sia stata una delle prime volte nella mia vita che mi sono sentita accompagnata e supportata dai miei stessi compagni lungo il tragitto che vedeva come meta la Maturità.

Grazie per aver letto questo articolo e consiglio a tutti voi di vedere i film e la fiction, se non l’avete già fatto, perchè, anche coloro per i quali la maturità ha rappresentato un incubo, secondo me, si ricrederanno e riusciranno a scovare certamente qualche episodio positivo nei loro ricordi. 😉

Giugiu 🐼

Momento no, ma con nuovi propositi

In quanto scrittori, immagino che anche voi abbiate provato almeno una volta quella sensazione di non aver nulla di interessante da condividere con chi vi circonda. È quello che sta accadendo a me. Sono in un periodo un po’ no, in cui passo le giornate a perder tempo, per poi trovarmi alla sera completamente insoddisfatta. Sono sempre stanca e non ho sufficiente concentrazione per far qualsiasi cosa. Tre quarti del mio tempo lo spendo guardando serie tv o video su youtube, ma anche quelli ad un certo punto stancano. Ho cercato di individuare le cause di questo mio stato d’animo, ma non capisco se sono alla ricerca di un capro espiatorio per diminuire i miei sensi di colpa, o se effettivamente c’è qualcosa che mi sta risucchiando le energie.

Partiamo dal fatto che la sessione invernale, la mia primissima sessione, è alle porte e che tutti quelli che mi circondano mi stanno mettendo moltissima pressione. Non so se sono io che prendo sotto gamba la cosa o se sono loro che stanno esagerando. Già ho le mie preoccupazioni perchè non so bene come organizzarmi e non capisco se il piano che ho tracciato sia ragionevole o meno, se in più quelli che mi circondano invece che darmi sostegno, mi fanno andare ancora più in crisi, capite che non è il massimo. Oltretutto, manco farlo a posta, un esame che devo dare è quello di chimica generale e inorganica, per il quale sono la prima a vedermi abbastanza spacciata, a causa del professore che abbiamo.

Altra cosa, molto importante, sono alcune vicende persornali e interpersonali con cui ho concluso il 2017, ma che mi sto ancora trascinando. Vedere certi comportamenti nei miei confronti da parte di persone che un tempo ritenevo la mia seconda famiglia, mi fa dubitare anche in me. Per esempio, mi sto domandando se sono io troppo testarda, che, nonostante tutto, finchè una relazione non mi ha ferito ed è palesamente distrutta, continuo a sostenerla e a crederci, o è giusto che io combatta per queste persone? Inoltre, certi avvenimenti mi hanno fatto riprovare sensazioni del passato che avrei preferito non riprovare, quindi ecco un altro valido argomento su cui riflettere senza sosta. Continuo ad interrogarmi e a fare il cosidetto “esame di coscienza” perchè vorrei capire se quella sbagliata sia io o se semplicemente è ora di concludere l’ennesimo capitolo, mettere un punto e andare a capo.

Questi sono i principali punti critici che al momento sono stata in grado di individuare. In risposta ad essi, mi sono posta nuovi obiettivi (o se preferite propositi) per migliorare me stessa e l’”ambiente” in cui vivo.

  • Ho deciso di fare una cosa che magari per qualcuno può risultare banale, ma che io trovo molto difficile da fare: eliminare le persone che non mi stanno facendo stare bene. Il sentirmi raccontare certe storie,ma soprattutto la lettura di “La mappa che mi porta a te” (ve ne ho parlato anche qui: #Consigliando), mi hanno fatto aprire gli occhi e fatto notare certe cose sul tempo, per il quale, se ci seguite da un po’, sapete che ho una particolare fissazione (Il valore del tempo).
  • Voglio cercare di diventare ancora un po’ più autonoma e in particolare vorrei sapermi autogestire meglio. Per fortuna, il vivere per ¾ della settimana lontana da casa mi sta permettendo di sperimentare nuove responsabilità e mi piacerebbe proseguire per questa strada.
  • Voglio smetterla di riflettere troppo prima di prendere una decisione e iniziare a prendere qualche decisione più “di pancia”, senza continuare per ore interminabili a soppesare i pro e i contro e a quello che gli altri penseranno poi di me.
  • Vorrei iniziare a vivere giornate per le quali io mi senta appagata, non interi periodi in cui mi sembra di non aver vissuto nulla (anche qui potete notare riferimenti al valore e alla preziosità del tempo).

Infine, mi sono posta alcuni obiettivi nell’ambito dell’università, come portare a settembre al massimo due esami, mentre gli altri voglio tutti darli tra la sessione invernale ed estiva.

Per il momento questo è tutto.

Vi abbraccio tutti quanti,

Giugiu

Da idea flop a serata top! ðŸ”ðŸ˜

Cari lettori, buonasera! ✨

Perdonatemi per la mia sparizione, ma il primo test dell’università mi ha completamente assorbito. 🙄 Oggi torno a parlarvi della mia vita qui a Pavia e, in particolare, della Festa delle matricole che si è tenuta lo scorso 7 novembre.

Il tutto ha avuto inizio quasi un mesetto fa, quando le “Anziane” del mio collegio hanno affisso alla bacheca degli avvisi alcuni cartoncini tutti colorati e molto appariscenti, in cui spiegavano cosa avremmo dovuto fare e in cui erano elencati i nomi di noi matricole divise in gruppetti. Avremmo dovuto reinterpretare in chiave personale e umoristica il famoso Carosello e il tutto si sarebbe concluso con la canzone “Credo” di Giorgia. Nello specifico, a ogni gruppo era stata affidata una pubblicità di prodotti tipicamente pavesi: Vino Oltrepò Pavese (il mio), Riso Scotti, Galbani, Liquore dei monaci, Torta Vigoni e Pelliccia Annabella. L’obbligo a partecipare a tutto questo è stato appreso da noi matricole in malo modo, poiché qualcuna non se la sentiva di salir su un palcoscenico, qualcun’altra non voleva <<sprecare>> il proprio tempo a disposizione per lo studio in questo modo e infine qualcuna perché si sentiva ridicolizzata da questa proposta e quindi voleva chiamarsi fuori. Alla fine dopo circa 3/4 incontri siamo riuscite a trovare qualcosa da portare in scena, nonostante la mancanza di un tema, che ci ispirasse veramente a proporre qualcosa di creativo, e nonostante la mancanza della voglia di partecipare da parte di alcune persone (per esempio il mio gruppo era dimezzato e solo verso la fine siamo riuscite a convincere anche qualcun altro ad aggiungersi 😅).

A differenza delle premesse, lo spettacolo è venuto veramente carino e in un modo o nell’altro tutte le matricole sono state coinvolte (alcune erano le addette alla parte tecnica di audio e luci). In più, la Festa delle matricole non prevedeva unicamente il nostro breve spettacolo, ma, abbiamo scoperto la sera stessa, subito dopo il nostro canto, anche le “Anziane” hanno cantato, intonando l’inno del Collegio. Le parole del testo erano veramente stupende (mi piacerebbe avere il testo completo per rileggerlo ogni volta che ne sentirò la necessità) e in più erano accompagnate da una ragazza che suonava la chitarra… molto emozionante e carino come benvenuto! 😍

La serata però non si è conclusa così. Ogni matricola è stata chiamata sul palco singolarmente per una sorta di rito propiziatorio: una volta chiamata, ricevevi un attestato di merito/benvenuto e subito dopo le due più grandi del Collegio scrivevano con un pennarello sulle guance “M” e “A”, le iniziali le Collegio. 

Dulcis in fundo, finito il “rito”, è stato estratto un “angelo custode” (cioè una suora della Comunità religiosa presente nella struttura) per ciascuna matricola, il quale si impegnerà a pregare affinché la nostra carriera universitaria e vita possano andare al meglio.

Credo vi stiate domandando perché vi abbia raccontato tutto ciò… beh perché, nonostante non avessi voglia e me la immaginassi una serata noiosissima, mi sono dovuta ricredere! È stata una delle serate più belle da quando sono qui, mi sono sentita accolta dal gruppo, mi pare che questa Festa abbia avuto solo che risvolti positivi nelle relazioni tra noi, insomma… mi sono sentita parte integrante e integrata del gruppo, una sensazione fantastica! 😍

Spero di non avervi annoiati con la mia narrazione, ma di avervi tenuto un po’ di compagnia in questa serata autunnale. 😉

Baci,

Giugiu 🐼

Quando vestiti e libri raccontano più di noi ðŸ‘—📖

Ciao lettori, 😘

nei giorni appena passati, in cui mi sono ritrovata rinchiusa in casa a studiare e/o a viaggiare per il nord d’Italia per partecipare ai vari test d’ingresso delle università, ho avuto diversi momenti di riflessione su argomenti molto diversi tra loro, ma con un fattore comune: il recupero di spiegazioni e nozioni che si sono accumulate nel mio cervellino in 5 anni di liceo delle scienze umane.

Oggi ho deciso di condividere con voi uno dei ragionamenti più importanti, dal mio punto di vista, e sarei curiosa di leggere nei commenti anche quello che ne pensate voi a riguardo. La mia riflessione è focalizzata sulla sfera delle apparenze, della comunicazione non verbale, ma affrontata analizzando due elementi: l’abbigliamento e i libri. 👗📖

Si dice sempre che “l’abito non fa il monaco” o che “un libro non vada giudicato dalla copertina”, ma quanto effettivamente, in modo volontario o involontario, questi aspetti influiscono sulla nostra percezione dell’altro?

Tutta la mia riflessione ha un’origine ben precisa, buffa e assurda, ma ben precisa: il mio armadio. Eh già… Stavo sistemando il mio armadio, quando mi sono soffermata ad osservare i vestitini e i vari top appesi e immediatamente la mia mente ha creato un confronto con l’immagine triste e vuota del mio armadio delle medie. Allora ho capito immediatamente che tutte quelle frasi, che mi erano da sempre apparse frasi fatte, come “L’umore influisce sul tuo modo di vestirti”, erano tremendamente vere! Io non vi ho mai spiegato dettagliatamente cosa hanno rappresentato per me le medie, vi basti sapere che sono state abbastanza un incubo e che ho festeggiato quando finalmente i tre anni si erano conclusi e potevo salutare tutti quanti. In quel triennio il mio armadio si era svuotato: mi erano rimaste solo felpe e maglioncini, jeans e leggings e un unico vestito (che non mi piaceva neppure molto, ma lasciamo perdere), perchè non trovavo il motivo di fare acquisti per poi stare a casa nel mio mondo. Per di più era un armadio molto triste: gli unici colori che potevi trovare erano il nero, il grigio, il bianco e qualche tocco di blu, dato che è sempre stato il mio colore preferito. Ma tutto questo ora è cambiato! Si è ripopolato, forse per certi aspetti anche troppo, dato che alcuni cassetti faccio fatica a chiuderli, e man mano sto aggiungendo colori e fantasie (per esempio io ho sempre odiato le fantasie a fiori ma nel mio penultimo acquisto ho fatto anche questa follia), facendo tornare un po’ vivo il mio guardaroba.

Queste osservazioni hanno poi condotto tutta la mia attenzione su quanto il modo in cui ci vestiamo racconta di noi. L’uso di determinati colori o la geometria dei vestiti che indossiamo descrivono il nostro modo di essere e alcuni aspetti del nostro carattere. Quante volte passeggiando per la città abbiamo storto il naso davanti a certi stili o, al contrario, abbiamo pensato “Ma quanto è bello quell’abbinamento”? E tutto questo ci porta, inevitabilmente, anche ad apprezzare la persona che indossa quel determinato look o ad allontanarci da essa, giudicandola negativamente.

Discorso analogo, dal mio punto di vista, è applicabile al mondo dei libri. Per esempio, io sono stata giudicata spesso, anche dai miei stessi amici, come una che legge libri “leggeri”, poco degni di nota e che la mia profe definiva “spazzatura”. Tuttavia, io mi sono sempre schierata contro queste distinzione di genere, perchè ritengo che ogni libro abbia una propria dignità e che ogni genere letterario si ricolleghi a uno o a più caratteri del lettore che ne usufruisce. Quando penso ai lettori di thriller, per esempio, penso a persone che amano l’avventura, temerari, curiosi e a persone molto logiche, a cui piace giocare col protagonista a trovare la soluzione del crimine. Riservo un profilo simile anche agli amanti dell’azione e del fantasy, perchè amano immergersi in lunghi viaggi, in cui si deve esser pronti a tutto e ad entrare in relazione con l’altro e l’ignoto. Inoltre, secondo me, è un indice molto importante anche il modo in cui la persona legge perchè definisce quanto la persona sia coinvolta dalla lettura e quanto per essa rappresenti un piacere o un obbligo (è l’aspetto fondamentale per verificare la veridicità delle informazioni appena raccolte su quella persona). Mi sorge spontanea l’immagine di studenti annoiati davanti ai libri, ma obbligati a proseguire, che alla minima distrazione o via di fuga, scappano volentieri da quella lettura imposta (io prima di tutti, non sopporto i libri imposti, perché penso che ogni libro vada letto quando se ne sente la necessità) e contemporaneamente, in contrapposizione, l’immagine di ragazzi che anche mentre scendono alla loro fermata del tram proseguono nella lettura, a volte anche mentre camminano (questo è capitato anche a me, lo ammetto), o persone talmente immedesimate nella lettura che non sono minimamente disturbate dal caos che li circonda.

Quindi, riassumendo, sono innumerevoli i messaggi che noi mandiamo alle persone che ci osservano, anche solo tenendo in mano un libro, e questi sono tutti elementi che vanno a formare nella mente dell’altro una nostra immagine, che poi, attraverso la conoscenza reciproca, può essere confermata o modificata man mano.

Aspetto di sapere le vostre considerazioni,

a presto! 😉

Giugiu 🐼

 

Crescere✨

È arrivato settembre e tutto ciò che questo mese comporta.

Fin da quando ero piccola, ho avuto l’abitudine di calcolare l’inizio dell’anno con settembre e la fine con agosto. Diciamo che per me l’anno solare coincide con quello scolastico😂,così tutte le ‘’somme da tirare’’ e i buoni proposti che la gente normale fa a Capodanno, per me si anticipano a questo momento dell’anno.

Sapete il fatidico giorno in cui si diventa maggiorenni? Il giorno in cui tutte le responsabilità diventano tue? Ecco, come già pensavo prima di compiere i 18 anni ad ottobre, questa data è abbastanza simbolica perché una persona non cresce quando può evitare di chiedere ai genitori la firma per fare qualcosa, cresce grazie alle situazioni che deve affrontare.

E beh.. se penso a quest’anno penso a quante cose siano cambiate e quanto io sia cambiata. È stato un anno ricco di nuove esperienze e di prove da superare che mi hanno fatta crescere.

Facendo un breve elenco puntato potrei riassumere il tutto in questo modo:

-Maturità e tesina

-Scegliere l’università e di conseguenza chi voglio essere

-Patente

-Lo sgretolarsi del mio gruppo di amiche

Come vi avevo già detto nell’articolo Libertààà, pur avendo affrontato la maturità con tanta ansia e preoccupazione,sono uscita davvero fiera di me dall’esame orale, sono felice per come ho gestito la situazione: sette professori che mi ascoltavano ed io in centro a cercare di rispondere a tutto. Ma in particolar modo è la tesina che mi ha colpito di più perché posso dire che preparandola ho trovato una parte di me stessa. La mia tesina riguardava la clownterapia e di conseguenza l’importanza del sorriso e del !!!prendersi cura degli altri’’. Ho potuto comprendere meglio questi aspetti incontrando Sara, una ragazza che pratica clownterapia, con la quale ho parlato per ore di questa attività capendo quanto quell’argomento mi fosse vicino per il mio modo di essere e per come voglio impiegare la mia vita, ovvero stando a contatto con le persone, in particolar modo i bambini e aiutare chi ne ha bisogno.

A questo tema si può collegare la ricerca dell’università. Non è stato per niente facile, sono andata in crisi tante volte non sapendo scegliere tra Scienze della formazione, Educazione professionale e Psicologia, ma alla fine ho scelto Scienze della formazione. Tutt’ora non so se sia la scelta giusta e finchè non ne avrò esperienza non potrò saperlo. L’unica cosa certa è che ci ho riflettuto molto: ho fatto un colloquio in università per capire quale strada fosse più adatta a me, ho visto Valeria, una ragazza più grande di me nella quale ho sempre visto un punto di riferimento (fa pure psicologia quindi mi sono informata riguardo a quell’indirizzo), ho parlato con Sara, la stessa ragazza della tesina che fa Educazione professionale, ho fatto un test di orientamento, ho partecipato ad alcuni openday, ho guardato tanti siti universitari di diversi corsi e ho riflettuto tanto pensando a quello per cui sono portata e a tutti gli aspetti positivi e negativi che ogni corso e poi il futuro lavoro possiede.  Nemmeno mi ricordavo di aver fatto così tante cose! Speriamo ne esca qualcosa di buono!

Altro argomento fondamentale è la questione patente. Mi è piaciuto molto fare i quiz e le guide in quanto mi divertivo, non mi pesavano e mi facevano sentire adulta, ma il momento migliore è stato quando sono scesa dalla macchina di scuolaguida con la patente in mano. Da quel momento potevo andare in giro da sola e questo aspetto ha contribuito a farmi sentire un pò più indipendente. Non ho mai avuto la moto perciò dovevo sempre dipendere dai miei genitori, mentre ora sono più autonoma, sono sempre un po’ limitata perché la macchina è in comune con mia mamma, però basta organizzarsi e posso fare/andare quando ne ho bisogno.

Per quanto riguarda il mio gruppo di amiche, ne avevo già parlato in altri articoli di sfogo,ma la storia si può riassumere brevemente così: eravamo in sette, non siamo sempre state così numerose, diciamo che il gruppo si è allargato con il passare dei primi anni liceali, in terza eravamo al completo e per due anni eravamo noi. Fuori e dentro scuola. Abbiamo condiviso molto, tanto che ci chiamavamo ‘’Ohana’’, finchè in quinta per vari motivi il gruppo è sempre venuto meno. Ci sono state discussioni e incontri ma nulla ci ha riportate ad essere quelle di prima. Personalmente ci sono stata male perché per me loro erano veramente la mia famiglia, erano essenziali e già a fine quarta mi disperavo per quando in quinta le strade si sarebbero divise, ma poi tutto è cambiato, allontanamenti e silenzi imbarazzanti, non mi hanno fatto provare tristezza alla fine della scuola.

Vi starete chiedendo perché vi sto raccontando tutto ciò e la risposta è che per come sono io, posso dire che questa è una delle cose peggiori che potesse capitarmi. Ho sempre messo al primo posto le relazioni, per me sono uno degli aspetti più importanti della vita di ognuno di noi, perciò vedere il mio gruppo sgretolarsi è stato difficile. Spesso mi sono sentita sola, e se non fosse stato per Giulia non so come avrei fatto, ma posso ormai dire che ho quasi superato la faccenda.

Sono sempre amareggiata perché con loro ho vissuto momenti davvero belli, perciò la nostalgia c’è, però per lo meno non continuo a pensarci, ormai quello che è stato è stato, mi tengo i bei ricordi e attendo il futuro.

Un altro motivo per cui dico di aver superato la storia riguarda le foto. Come ho spiegato nell’articolo Let me take a photo, per me le fotografie sono essenziali, ma c’è stato un periodo in cui non volevo nemmeno vedere le foto con loro, mentre ora,che sto selezionando le foto da stampare degli ultimi due anni, ho deciso di stampare alcune foto con loro per procedere con il mio album (ormai da troppo inutilizzato), perché nonostante tutto loro fanno parte di me e non voglio dimenticarle.

Ecco.. questi sono i quattro fattori che maggiormente mi hanno fatta crescere in questo periodo,ma vi assicuro che non sono gli unici, ogni incontro, ogni conversazione può cambiarti leggermente, altri esempi potrebbero essere la vacanza in Puglia o quella in Spagna, entrambe speciali per motivi diversi. (Ci sono due articoli anche per queste esperienze: Vacanze Salentine e Stesso luogo, percezioni differenti )

E per concludere vorrei dire che questo è solo l’inizio perché tra due settimane ho il test di ingresso per l’università e in base al risultato la mia vita cambiarà completamente. O passo e di conseguenza entrerò in contatto con un nuovo ambiente, molto più grande del mio paesino a cui sono abituata, nuove persone e magari un possibile trasferimento, o non passo, e fidatevi che la possibilità è davvero alta, sia per il numero di iscritti sia per i miei risultati ottenuti nelle simulazione, e dovrei riorganizzare tutto. Purtroppo finchè non so il risultato è tutto un forse, non posso assicurare nulla a nessuno, sono state tante le proposte a cui non ho potuto dare risposta, dal fare l’animatrice al gruppo adolescenti del mio paese, a un piccolo lavoretto pomeridiano. In più ovviamente non posso stabilire come organizzare il tempo libero, se andare in palestra, provare un corso di teatro o provare a entrare a far parte di un’associazione di clownterapia.

Insomma qui è tutto molto vago e incerto e non vedo l’ora di poter organizzare la mia vita, che come avrete notato, sarà ricca di cambiamenti.

E voi? Avete vissuto un anno in cui vi è sembrato di essere travolti da cambiamenti?😊

Buona serata😘

Mars✨

Riflessioni al chiaro di luna ðŸŒ™

Ciao a tutti,

Mi rendo conto dell’orario assurdo in cui sto scrivendo e che ben pochi di voi saranno ancora svegli, ma quando la testa è costipata di pensieri e le mani fremono per scrivere qualcosa, beh allora non c’è orario che tenga. Inoltre mi trovo qui sul mio terrazzo al riparo dalla calura giornaliera, godendomi la luce lunare che tanto amo e il canto notturno degli insetti, ambiente ideale per liberarsi dal fiume agitato nella mente.

Questi giorni non sono stati i migliori dei migliori e, nonostante le uscite con vecchi e nuovi amici, la tristezza continua ad avere la meglio… io mi domando: quanta tristezza e malinconia ci può stare in una singola persona?

Innanzitutto, ho litigato pesantemente con una delle persone più importanti per me. La cosa mi fa a pezzi anche se ho paura che lei non capisca. A volte credo non sia in grado di essere oggettività e obiettiva, ma io so che non è così! Ho troppo paura di perderla e… non ho idea di come comportarmi. Lei pretende delle cose che o non le posso dare oppure IO non voglio dargliele, perché mi pare orribile dare un “ti voglio bene” sotto ordine, ogni cosa che dico deve essere sentita in quel momento, altrimenti per me è priva di senso. Altra cosa ancora più triste è che sembra io non le abbia mai dedicato una frase carina e dolce, ma non è affatto così! Io sono una persona piuttosto chiusa, che non manifesta troppo quello che prova e pensa, e lei lo sa, e me lo dice anche lei che le cose sono migliorate nel corso degli anni, ma per lei non è abbastanza e ho paura che le sue aspettative non sarò mai in grado di rispettarle.

Inoltre stasera sono passata per la prima volta dopo un mese esatto dal mio orale di fronte a quella che ormai sarà la mia ex scuola e la malinconia mi ha posseduto… mi mancherà profondamente la mia routine. Non che io non sia pronta a nuove avventure e conoscenze, però non voglio abbandonare la mia vita di ora e con l’università direi che il cambiamento sarà inevitabile.

Terza e ultima cosa che al momento mi scombussola è l’argomento danza. In realtà è ancora legato al paragrafo precedente, però in questo momento ha uno spazio tutto a sé. Stasera la nostra insegnante ha scritto al nostro gruppo per le iscrizioni al nuovo anno accademico. Ma la cosa peggiore è che io non potrò iscrivermi! Andando via di casa per frequentare l’università, non avrò modo di esserci a lezione. Questa cosa ha solo che peggiorato il mio mood di stasera.

Ora vi saluto che è tardi e inizia a far freddino qui fuori. Spero, come al solito, di non avervi annoiato troppo con i miei pensieri deprimenti, ma avevo la necessità di metterli nero su bianco per rifletterci meglio e magari leggerli da un nuovo punto di vista.

Buonanotte e sogni d’oro!

Giugiu 🐼

Libertààà

5/07/17: inizio della libertààà

Nell’ultimo mese è già la terza data che scrivo, ma questa è davvero importante perché dopo dieci mesi di ansia più o meno intensa ,ma sempre presente, posso finalmente dire di essere libera dagli esami di maturità.

Gli esami scritti non sono stati poi così drammatici, l’ansia c’era comunque, soprattutto per la terza prova (12 quesiti, tre per materia), ma poi nel momento dello svolgimento è andato tutto bene perché avendo fatto delle simulazioni durante l’anno sapevamo già cosa ci avrebbe aspettato e infatti non ci sono state sorprese. Inoltre i professori erano molto informali, infatti facevano delle battute per cercare di sdrammatizzare(anche quelli esterni erano molto carini).

L’esame che più mi faceva ansia era la prova orale perché c’erano più materie coinvolte e ben sette persone che mi ascoltavano (odio le interrogazioni perché sono di fronte ad un solo profe perciò pensate davanti a sette). Comunque l’esame più temuto è quello che mi è più piaciuto. Non avrei mai pensato di dirlo ma qull’oretta non mi è pesata. Devo ammettere che quando sono uscita da quell’aula mi sentivo fiera di me,in particolare per come avevo affrontato l’esame. Prima di tutto sono stati molto inerenti alla mia tesina perciò parlavo di argomenti che mi piacevano, ma poi mi è piaciuto il fatto che mi abbiano fatto ragionare. Non erano solo puri concetti, per rispondere dovevo comunque appellarmi alle mie competenze. Ecco la cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata proprio questa: aver capito che in cinque anni pur avendo dimenticato dei concetti ho costruito delle competenze. Da quando sono entrata da quella porta l’ansia è svanita e mi sono concentrata, non sono mai andata in crisi e per questo devo ringraziare davvero tutti i profe: mi hanno messa a mio agio e non c’era nulla di formale, poi erano davvero bravi a formulare e domande, le contestualizzavano davvero bene e ti permettevano di ragionare.

Inoltre sono contenta dell’atteggiamento che ho assunto: sicura di me, stranamente. Ho sempre avuto problemi con la timidezza ma in questo caso no, non avevo paura di esprimermi o di dire qualcosa in più riguardo al futuro o riguardo ad altri argomenti ( ho persino corretto una profe che aveva sbagliato a formulare la domanda ) perciò mi sono sentita cresciuta, MATURA.

Il mio entusiasmo però purtroppo è stato spento due giorni dopo dal mio profe di filosofia, il quale vedendomi (ero ad ascoltare l’esame di Giugiu), mi aveva chiesto quanto mi aspettassi come voto finale e mi aveva spudoratamente detto che puntavo troppo in alto. All’inizio pensavo scherzasse,poi invece mi ha fatto un discorso serio e ho capito che non scherzava. Infatti il giorno dopo non ho ricevuto un 80 ma un 77. So che sono solo tre punti ma è da anni che sono tra il sette e l’otto e volevo sto benedetto otto! In più è il confronto con gli altri che mi pesa perché pochi sono stati meno bravi di me, per carità, qualcuno c’è, ma molti hanno preso voti molto più alti. Ciò che mi ha fatto davvero tanto ma tanto piacere sono le attenzioni che mi ha riservato il profe di filosofia quando ho visto il voto perché sapeva che non mi sentivo soddisfatta. Non ha detto chissà cosa, ma il semplice fatto di essersi preoccupato mi ha fatto piacere. Mi ha detto che valgo più di quel voto e soprattutto di non paragonarmi agli altri (cosa impossibile per me). Ha preso l’esempio poi che mi aveva fatto più arrabbiare: un mio compagno che della scuola non gliene frega nulla è uscito col mio stesso voto e il profe ha esplicitamente detto che se proprio era il suo troppo alto. Ovviamente non ha fatto nome e cognome ma capivo si riferisse a lui dato che è l’unico ragazzo uscito con 77. Infine mi ha detto che nel giro di qualche giorno non ci avrei più pensato e devo dire che ci sono riuscita meglio del previsto perché già nel pomeriggio non ci pensavo più. Inoltre ora ho proprio voglia di andare all’università, cambiare ambiente, imparare ancora di più e costruire il mio futuro per cui quanto ho preso ho preso!

Se dovessi dare un consiglio a chi deve ancora affrontare la maturità sarebbe di stare sereni. Io l’ho vissuta davvero male, per mesi l’ho vista come una tortura. È faticoso perché ci sono periodi impegnativi ma se si lavora bene durante l’anno e si fanno le simulazioni alla fine si è preparati e sembra di fare le verifiche che si è abituati a fare.

Da quando ho finito mi capita spesso di pensare di dover studiare perché sto perdendo tempo. Sono stata così tanto nell’ottica di dover studiare che ora mi sembra davvero strano non dover fare nulla, è come se ogni tanto tornasse quell’ansia di dover finire, dover fare, ma ora veramente basta! Sono in vacanza!!!! Inizia l’estate con la E maiuscola!!! Certo devo preparami per i test,e forse è per questo che ogni tanto l’ansia torna, ma con calma.. per un po’ mi rilasso😉

Buona serata😘

Mars✨

Andreas Muller

30.06.2017: Ho incontrato Andreas Muller.

Stato sentimentale:😍😭

Andreas è un fantastico ballerino e una fantastica persona. È da due anni che lo seguo. Già dal primo giorno  di Amici casting mi ha rubato il cuore e ha continuato a farlo con il passare del tempo.

Il 30 giugno ho partecipato a un suo evento: l’incontro con i fan e tutto l’amore che provavo per lui si è confermato tra le sue braccia.

Sono andata con quattro mie amiche, Giuli, Franci, Fabi e Mishi; siamo partite alle 11:30 anche se l’evento era alle 16, ma questa giornata emozionante per me è iniziata la sera pima quando mi sono seduta al tavolo per scrivere una lettera ad Andreas(che mai leggerà e mai avrò una risposta), è continuata durante la notte dato che l’ho sognato  ed è durata fino alla sera.

Fabi è venuta prima da me per trucco e parrucco e già lì ero in panico. Dovevo preparare tutto e non dimenticarmi nulla. Siamo partite alle 11:40 perché ovviamente ero in ritardo e da quel momento finchè non abbiamo visto Andreas mi sono sentita proprio al centro dell’attenzione grazie alle mie amiche. Quella era la MIA giornata e loro, ognuna a modo proprio, hanno fatto in modo che fosse stupenda. Dall’outfit, agli abbracci, alle foto e alle battute. Senza di loro non sarebbe stato così bello.

Dopo tre ore d’attesa sedute sul pavimento finalmente è arrivato (anche puntuale tra l’altro) e da quel momento finchè non me ne sono andata mi sono immersa in un modo parallelo da cui non sarei voluta uscire. A differenza di tutte le altre ragazze che urlavano io sono caduta in uno stato di contemplazione. Guardandolo è come se avessi raggiunto la pace dei sensi. Era proprio lui! Il suo modo di fare, le sue espressioni, la sua voce erano proprio come li avevo visti in tv e come me li immaginavo. Quegli occhi e quel sorriso che trasmettono tanto senza dire una sola parola.

Arrivato il mio turno sono salita sul palco, lui mi ha accolta con un sorriso a settantadue denti e l’ho abbracciato fortissimo. Gli ho poi dato il disegno che Fabi aveva fatto per me per farglielo autografare e gli ho chiesto se mi potesse scrivere ‘’sono il tuo guerriero’’ (non vi spiego il motivo, lui lo sa, o almeno così dovrebbe). Infine si è congratulato per il disegno, io gli ho dato la lettera e lui mi ha abbracciato di nuovo.

Detto così penserete ‘’bene è filato tutto liscio’’ e invece io non sono per niente soddisfatta. Era tutto perfetto, TUTTO, lui, le mie amiche, l’organizzazione e io l’ho rovinato. Avrei voluto colpirlo in qualche modo, fargli vedere che non sono come le altre fan, mi ero pure preparata cosa dirgli ma niente. Mentre lo abbracciavo avrei voluto dirgli ‘’sai che ora non ti lascio più’’ o ‘’mi canti una canzone di Rki?’’ o ‘’Bravo che hai smesso di fumare’’giusto per fargli fare un sorriso, avrei voluto dirgli ‘’leggi la lettera perché se no potresti perderti qualcosa’’ giusto per essere un po’ provocatoria ma niente. Sono solo riuscita a dirgli della frase del guerriero che in sé  ha un significato, ma se non gli viene dal cuore che senso ha dirgli di scriverlo? Inoltre mi ha pure chiesto ‘’tutto bene?’’ e io gli ho risposto stravelocemente senza nemmeno guardarlo negli occhi perché avevo paura mi cacciassero perché c’era molta gente e non si poteva stare lì molto. Mi sono fregata da sola! Non mi sono goduta il momento e secondo me mi ha preso solo come una ragazza ansiosa. Se ripenso alla sua faccia,ai suo occhi non riesco a metterli a fuoco, è stato tutto troppo veloce ma sono io che l’ho reso veloce per paura appunto di essere cacciata. Insomma le parole non sono uscite e quello che ho detto non l’ha sicuramente colpito. L’unica cosa in cui confido sono i due abbracci che mi ha dato. L’ho stretto a lungo e veramente forte. Spero gli sia arrivato almeno la metà di quello che provo per lui. Inoltre mentre gli chiedevo della frase era muto e non capivo se semplicemente stesse osservando il disegno o se stesse pensando ‘’sta qui è psicopatica’’. Poi anche per la lettera.. mi sembrava abbastanza indifferente mentre con altre ragazze era molto più socievole  e mi sembrava lo avessero colpito di più. Il problema è che non so se è veramente così o se è solo una mia impressione perché l’emozione era tanta. Infine dopo questo momento ho visto il video che Franci mi ha fatto mentre ero sul palco e in me sono riuscita a trovare solo difetti: i miei capelli con una forma oscena e crespi, il mio naso che non parliamone e la mia camminata da idiota. Dopo quello ho detto ‘’sicuramente non l’ho colpito’’.

Quando poi sono scesa mi sono fermata a osservarlo. Mentre le altre facevano un giro io ero lì in contemplazione. Non me ne sarei voluta andare. Lo guardavo e stavo bene. Non ci sono altre parole per descrivere come mi sentissi se non PACE DEI SENSI. Era lui! Quei gesti che avevo sempre visto da dietro uno schermo li stava facendo davanti ai miei occhi. Andare via è stato più che difficile. Ho provato la stessa sensazione di quando lascio un posto in cui ho trascorso le vacanze:Vuoto.

Era la seconda volta che vedevo una persona ‘’famosa’’. La prima volta ho visto i Dear Jack, una band di Amici, ma dopo averli salutati non provavo nessuna emozione negativa. Ero solo esaltata, ma di fatto la scorsa volta avevo solo accompagnato una mia amica. Questa volta era diverso e quella sensazione di malinconia e tristezza è stata la conferma che purtroppo di quel ragazzo sono innamorata. Per voi possono essere solo paroloni ma io vi giuro che sensazioni del genere non le ho mai provate con nessuno,se non con pochi ragazzi che mi sono piaciuti. Andreas rappresenta proprio il mio ideale di ragazzo: dolce,premuroso e sorridente. Non mi è mai capitato di prendermi così male per persone che non conoscessi, lui è proprio l’unico.

Sono consapevole che da uno schermo si possano nascondere tanti aspetti di una persona ma giuro che non ho mai capito un ragazzo quanto lui. Sono una persona che osserva molto, sono critica e non mi innamoro di una persona se non rispecchia certi ideali, ma lui li possiede. Ha una capacità di capire gli altri che è sorprendente. Mi rispecchio davvero molto in lui e non potete capire quanto vorrei conoscerlo. Passare del tempo con lui per stare bene.

I sentimenti che provo per lui sono reali. Come se lo conoscessi davvero, in questo momento sto male come quando ero innamorata di alcuni ragazzi ma l’amore non era corrisposto ed è straziante perché in questo caso è certo che non potrò MAI avere la relazione che voglio io. Che non dovrebbe essere per forza d’amore davvero, anche solo come amicizia, basta sentirmi bene come quando lo vedo, dalla tv o dal vivo come venerdì.

Non so quanti di voi siano arrivati fino alla fine perché è un articolo davvero lungo e in un certo senso anche scritto male perché è proprio un flusso di pensieri. In questo caso vorrei che arrivassero più le emozioni della parole. Comunque  spero solo che non mi abbiate presa per una ragazza pazza di qualcuno con cui non ha mai avuto nemmeno un discorso perché davvero, dovreste provare cosa significa SENTIRSI CAPITI DA QUALCUNO CHE NEMMENO SI CONOSCE.

Ora come ora mi sento davvero triste come quando vorresti raggiungere qualcuno ma non puoi. Se in più penso che tra pochi giorni ho l’orale di maturità e non sono per niente pronta sprofondo proprio nella tristezza.

In conclusione mi sento davvero strana e stanca,fate calcolo che sono stata in piedi circa due ore senza sentire nulla, ma appena mi sono rilassata sono usciti tutti i dolori e la stanchezza. Comunque  ho provato emozioni uniche che solo ora sto realizzando, faccio fatica a dare una definizione di come mi sento perché è davvero un casino, ma penso che la mia situazione si possa sintetizzare con le faccine con cui ho iniziato l’articolo: l’ immensa felicità per aver avuto la conferma che Andreas è  proprio come lo immaginavo, ma allo stesso tempo la tristezza perché non potrò mai avere quello che mi fa stare bene.

Ora vi saluto…Buona serata😘

Mars✨

P.s. Non ci credo che tutte le emozioni provate non le proverò più… vorrei sentirmi ancora in quello stato di contemplazione e ammirazione in cui le parole non servono perché tutto è perfetto.

Se solo sapesse la metà delle cose che provo per lui capirebbe che non sono una fan qualsiasi!!

In trappola

Sì,mi sento proprio così: in trappola.

L’estate è sempre stato il mio periodo dell’anno preferito, giugno in particolare perchè ho sempre fatto il cre, che io adoro, e perchè finalmente finisce la scuola perciò “addio monotonia e diamo il via alla libertà”.

Quest anno però purtroppo non è così perchè ho la maturità!! Non sono chiusa in casa da quando è finita la scuola ma sicuramente esco poco perchè devo prepararmi per gli esami e vedere sui social tutti in giro che si divertono è davvero tragico per me. Prima di tutto perchè dopo nove mesi di scuola sono stanca e non vorrei far altro che rilassarmi e divertirmi e in secondo luogo gli esami mi stanno privando della mia parte dell’anno preferita. Inoltre quando esco non sono comunque felice perchè c’è sempre quel peso che mi sta sullo stomaco e non riesco ad essere spensierata, è proprio un pensiero fisso. Il brutto è che vedo l’estate scorrermi davanti ma io non posso afferrarla perchè ovviamente tutto procede come tutte le estati, feste, cre e impegni vari, il mondo continua, non si è fermato, il problema è che io non ne posso fare parte. Mi sento proprio bloccata: gli altri fanno e io osservo da dietro un vetro.

Comunque questa sensazione non durerà a lungo, domani ho la prima prova,giovedì la seconda, lunedì la terza e l’orale dal 28 in poi, domani lo saprò con precisione. Quando sarà tutto finito peserò venti chili di meno, credo mi sentirò molto più leggera,ma per il momento non voglio immaginare troppo come mi sentirò, non vedo l’ora di viverlo e basta, poi vi dirò.

Ciò che mi affligge ora è l’ansia. Il panico. Non credo di aver mai avuto un peso simile. Ho proprio paura e non  mi sento pronta perchè non avendo concentrazione non ho fatto molto e devo ancora finire la tesina!! Cosa che mi preoccupa più di tutte perchè temo di non avere il tempo per finirla. Se fossi mercoledì all’orale sarei davvero messa male, spero solo che domani il giorno dell’orale ci venga detto solo al termine della prima prova se no altro che panico. Ci tengo un’ora a riprendermi!

Speriamo vada tutto bene e che passi in fretta!!😭

Buona serata😘

Mars✨